IL BENESSERE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO DEVE ESSERE CIRCOLARE

Il benessere aziendale negli ambienti di lavoro è un tema che sta interessando sempre più aziende. Un tema importante, legato alla comunicazione, perché la società è cambiata in maniera radicale, di conseguenza, il mondo del lavoro ha la necessità di adattarsi.

di Pasquale Di Matteo

Le nuove generazioni non vivono più per lavorare. Non hanno più in testa il mito del bravo ragazzo che lavora come un mulo per dieci ore al giorno e non si fa mancare un sabato mattina in azienda.

I ragazzi di oggi sono bombardati da immagini e video che raccontano esistenze e stili di vita differenti dagli stereotipi che hanno accompagnato chi oggi ha più di trent’anni.

A questa evidenza va aggiunto il fatto che la platea di chi lavora non è più suddivisa tra tute blu e colletti bianchi, come un tempo. Non ci sono “quelli solo con la terza media” e “chi ha studiato”. Oggi, in qualunque posizione, puoi trovare qualcuno con una laurea tra le mani. E soprattutto nella testa.

Le persone sono molto più istruite e hanno meno problemi ad affrontare un superiore.

Inoltre, non ci sono più solo italiani, ma un variopinto ecosistema di nazionalità, culture, tradizioni e religioni diverse.

Perciò è importante che le aziende comprendano il concetto di PERSONA.

Solo capendo le persone e le differenze multietniche e multiculturali, diventa possibile costruire una squadra vincente, mentre fossilizzarsi sulle vecchie logiche rischia di essere addirittura deleterio, generando un’emorragia di forza lavoro.

A differenza di un tempo, infatti, oggi i lavoratori hanno accesso alle informazioni in tempo reale H24 e possono chiedere informazioni sulle altre realtà lavorative accedendo al profilo social di un amico, o leggendo notizie su diversi blog.

Tuttavia, il benessere negli ambienti di lavoro non è soltanto una necessità dovuta alle contingenze, ma un modo per assecondare i diversi ritmi e i diversi impegni delle famiglie, che si traduce nel consentire alla società di progredire.

E ci sono anche motivi positivi per le stesse aziende, in quanto, adottando questo cambio di paradigma, da lavoratore a persona, le aziende riescono a migliorare il proprio business creando ambienti di lavoro dove le persone si sentono bene.

E quando le persone non si svegliano con il mal di pancia, ma con il sorriso, producono di più e danno l’anima per le rispettive mansioni.

Ma il benessere negli ambienti di lavoro non porta solo al successo lavorativo delle organizzazioni. Porta beneficio nella società, cambiandola in meglio.

Perché chi lavora non è un computer che accendi e spegni quando vuoi. Non è un robot che risponde a ogni tua domanda, senza curarsi del tono. È una persona, con SENTIMENTI, EMOZIONI, PROBLEMI, ASPIRAZIONI e vicende familiari nella testa e nell’anima. E ogni persona è un mondo a sé.

Aziende come Renault, Nuna Lie, Zucchetti ed Elior hanno già sperimentato la positività di questo cambio di paradigma.

Ovviamente, si tratta di una comunicazione interna che deve essere circolare e molti individui devono ancora comprendere che non si può essere egoisti.

Infatti, sento ancora troppi individui legati a concetti che ricordano il secolo scorso, del tipo: «Meglio che faccia questa cosa bene e alla svelta, altrimenti chi lo sente il capo…?!»

Perché tanti lavorano con coscienza solo per non far arrabbiare chi comanda. Perciò, pretendono benessere, ma non sono disposti a dare nulla in cambio.

Si tratta di un’idea del benessere a senso unico, come un diritto divino da vantare nei confronti dell’azienda, che invece avrebbe l’obbligo morale di dare.

Tuttavia, il benessere aziendale non può essere solo un regalo unidirezionale dell’azienda, ma richiede un COINVOLGIMENTO ATTIVO e una PARTECIPAZIONE RESPONSABILE da parte dei collaboratori.

Perché il benessere negli ambienti di lavoro è un CONCETTO CIRCOLARE, in cui ogni parte contribuisce al successo dell’altra, creando una sinergia unica.

È UNA COMUNICAZIONE CHE SI SVILUPPA CIRCOLARMENTE, con un emittente e un ricevente che alternano i ruoli.

L’azienda deve attivarsi per dare vita a un ambiente di lavoro che promuova il benessere dei dipendenti, ascoltando i feedback dei collaboratori. Ciò significa andare oltre le politiche standard e adottare misure concrete per favorire un equilibrio sano tra vita professionale e personale.

Flessibilità, sviluppo professionale e un clima positivo sono solo alcune delle caratteristiche che contribuiscono a creare una CULTURA AZIENDALE FONDATA SULLE PERSONE.

Dall’altra parte, i collaboratori non sono solo soggetti passivi di questo cambiamento. Al contrario, rivestono un ruolo fondamentale nel plasmare un ambiente lavorativo sano e stimolante.

Oltre a esprimere opinioni e suggerimenti, è cruciale che ogni individuo si impegni in modo RESPONSABILE e PROPOSITIVO nel proprio lavoro e NON SOLO PER PAURA DEL GIUDIZIO di un capo.

Perché quando i collaboratori si impegnano attivamente in un progetto circolare di benessere, SI FA DAVVERO SQUADRA e il RINNOVAMENTO porta a una situazione nuova, che diventa una forza trainante per la produttività e il successo.

A beneficiarne sono tutti: i dipendenti, che si sentono gratificati e appartenenti a un ambiente stimolante, e l’azienda, che beneficia di un ambiente più dinamico, in cui l’innovazione spinge tutti verso un’unica direzione.

Chi gestisce persone, team e progetti deve stimolare una comunicazione circolare, perché ciascuno faccia la propria parte senza necessità di un “insegnante” che controlli i compiti.

E tu? Pensi che il benessere sia a senso unico, o convieni sulla necessità di sviluppare una politica di benessere circolare? Una politica che stimoli tutte le PERSONE che fanno parte dell’azienda a un ruolo attivo e propositivo che porti al successo di tutti?

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

Una opinione su "IL BENESSERE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO DEVE ESSERE CIRCOLARE"

Lascia un commento