Teheran profuma di polvere, gasolio e paura. Quella paura ancestrale che senti quando il cielo si apre e non è per la pioggia. Ma c’è anche l’odore di odio e di desiderio di vendetta.
Ali Khamenei, la “testa del serpente” secondo la narrativa del Pentagono, non è che un ricordo frammentato tra le macerie, anche se le immagini che sono circolate risultano ritoccate da intelligenze artificiali.
Gli Stati Uniti e Israele hanno premuto il grilletto, convinti che tagliando la testa, il corpo sarebbe collassato, ma il mondo non è un film di Hollywood e la realtà è più simile a un romanzo di Stephen King, dove il mostro ha radici che si nutrono nel buio e, quando pensi di averlo ucciso, scopri che ha solo cambiato pelle.
Questo scenario non è solo una crisi internazionale, ma come è anche un grande caso studio sulla resilienza strutturale e sul fallimento della percezione.
Se sei un CEO, un artista o un leader, quello che sta accadendo nello Stretto di Hormuz è lo specchio esatto delle tue battaglie quotidiane. Solo elevate all’ennesima potenza.
LA TRAPPOLA DEL “COLPO DI TESTA”: PERCHÉ IL “REGIME CHANGE” FALLISCE NELLA VITA COME NEI GOVERNI
Donald Trump ha scommesso su una vittoria rapida.
Ha incitato il popolo iraniano a insorgere, convinto che il vuoto di potere lasciato da Khamenei avrebbe generato spontaneamente una democrazia occidentale, ma si tratta dello stesso errore che commette l’imprenditore che licenzia un manager tossico convinto che la cultura aziendale guarisca in una notte, quasi per magia.
Non funziona così.
Come insegna la Sociologia della Comunicazione, il potere non è un individuo, ma è un’infrastruttura di credenze e di interessi.
I Pasdaran, la seconda generazione al comando, non sono solo militari, ma sono una classe sociale. Controllano l’economia, le banche, il respiro delle province.
Uccidere il leader ha solo attivato il loro “protocollo di sopravvivenza”.
In PNL, tutto ciò si chiama Ricalco del Dolore. Quando attacchi frontalmente l’identità di un gruppo senza offrire un’ancora di salvezza sicura, ottieni l’effetto opposto: la coesione nel fanatismo.
Se vuoi cambiare il “regime” della tua carriera o della tua azienda, non devi abbattere i muri, ma devi cambiare le fondamenta.
STROZZARE IL FLUSSO, IL TUO PERSONALE STRETTO DI HORMUZ
La chiusura dello Stretto di Hormuz è l’arma finale di Teheran, un blocco logistico che fa schizzare il petrolio a cifre folli e minaccia di incendiare l’inflazione in tutto il mondo.
L’Iran ha capito che non serve vincere la guerra sul campo se puoi vincere quella nello stomaco del nemico.
Ognuno di noi ha un punto di strozzatura: per un artista, può essere il blocco creativo; per un CEO, la dipendenza da un singolo fornitore o da una tecnologia specifica.
L’escalation nel Golfo ci insegna che la tua vulnerabilità non dipende dalla tua forza, ma da come e quanto sei connesso e da come e quanto dipendi da altri.
L’Italia, in questo scenario, soffre perché è “connessa” a Suez e Hormuz.
Tu quanto sei vulnerabile?
Se una singola rotta della tua vita venisse chiusa oggi, avresti un piano B o saresti come l’Europa, rimasta a guardare mentre gli alleati decidevano il suo destino economico senza nemmeno avvisarla?
La vera leadership è di chi possiede le proprie rotte.
IL VUOTO NON È MAI VUOTO: LA SUCCESSIONE COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA
Mentre Trump parla di insurrezione, a Teheran si muove Ali Larijani, che non è un martire, ma un tecnocrate della sopravvivenza.
Il vuoto di potere lasciato dalla Guida Suprema è uno spazio che, se non lo riempi tu con una visione chiara, lo riempirà il caos o un nemico ancora più radicale.
Vedo costantemente leader che, dopo un successo o un fallimento, lasciano un vuoto decisionale, un po’ come quegli allenatori iper vincenti, ma che, quando vanno via, lasciano la squadra in situazioni caotiche e difficili da gestire.
Quel vuoto è tossico e attira i “Pasdaran” del tuo ambiente, persone che vogliono mantenere lo status quo perché hanno tutto da perdere dal cambiamento.
La lezione che ci arriva dalla geopolitica è che, se vuoi scalare la vetta o uscire da un momento no, devi gestire la transizione prima che inizi la crisi.
L’Iran si preparava a questa “lunga guerra” da anni. Tu, nel tuo campo, sei pronto per un conflitto decennale o stai sperando nel colpo di fortuna?
LA SINDROME DEL VIETNAM E IL RISCHIO DELL’INFLAZIONE EMOTIVA
L’America è in guerra con il mondo da tempo. Forse, da sempre.
Ma la guerra più pericolosa è quella contro la propria economia, anche se l’inflazione che colpirà l’Occidente non è solo monetaria, ma anche emotiva, perché, quando i costi aumentano, che siano dollari o energie mentali, le persone smettono di ragionare e iniziano a reagire.
La base elettorale di Trump potrebbe voltargli le spalle se il prezzo della benzina supererà il limite di sopportazione, soprattutto adesso che la base MAGA sembra voltargli le spalle. Se non tutta, una buona parte.
Per te che gestisci una carriera o un’azienda, il prezzo della benzina è lo stress. Puoi anche vincere una battaglia di mercato, ma se il costo emotivo distrugge la tua famiglia o la tua salute, hai commesso un suicidio strategico.
I grandi leader della storia sono quelli che sanno quando fermarsi, quelli che capiscono che la “vittoria a ogni costo” è spesso una forma elegante di sconfitta. Elegante per chi indossa giacca e cravatta, mentre migliaia di giovani in divisa e di innocenti vengono ammazzati.
I grandi uomini, le vite le salvano, anche ingoiando amaro, come Kennedy e Krusciov, che salvarono il mondo dal disastro nucleare, tenendo a bada gli istinti guerrafondai dei rispettivi generali.
DIVENTA IL KENNEDY DELLA SITUAZIONE, NON UN ELEFANTE IN UNA CRISTALLERIA
La guerra in Iran ci insegna che il caos è un’architettura che ha le sue regole, i suoi flussi e le sue ombre.
Non farti ingannare dalla superficie, dai missili che cadono o dai discorsi altisonanti.
Per avere successo, per essere quell’1% che domina il proprio settore, non tagliare solo la testa. Se vuoi cambiare qualcosa, lavora sulla struttura sociale e culturale del tuo ambiente. Inoltre, proteggi i tuoi “stretti di Hormuz”, identifica i tuoi punti di strozzatura e diversifica le tue risorse.
E non dimenticare di gestire il vuoto causato da un allontanamento. Non lasciare mai che l’incertezza guidi la tua successione o i tuoi passi futuri.
Infine, non permettere che il costo del tuo successo superi il valore del tuo benessere e di quello dei tuoi affetti più cari.
Il fumo su Teheran prima o poi si diraderà. Quel giorno, resterà in piedi solo chi ha saputo guardare oltre la polvere. Sii tu quel leader.
Sii l’occhio del ciclone, non la foglia che vola via.
Dott. Pasquale Di Matteo, Executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei.
Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale, attraverso storia, arte, geopolitica e comunicazione. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese Reijinsha.
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Se credi che la caduta di Teheran sia solo cronaca estera, hai già perso la tua prossima battaglia. Mentre il mondo osserva le macerie del compound di Khamenei, noi decifriamo l’algoritmo del potere, in una lezione brutale di geopolitica applicata alla tua leadership per non farti trovare senza ossigeno quando il tuo mercato deciderà di…


