JANNIK SINNER A MONTECARLO HA VINTO UN TORNEO E CI HA INSEGNATO QUALCOSA DI MOLTO PIÙ GRANDE.
di Pasquale Di Matteo
In ogni partita, in ogni progetto, in ogni carriera, in ogni vita, capita un momento in cui sei sotto, in cui stai perdendo.
Ci sono i numeri, la situazione che non mente, e chi guarda da fuori smette di crederci.
E tu sei lì, al centro, con la racchetta in mano o con il dossier sul tavolo o con il telefono che non squilla, e devi decidere se mollare o continuare.
Perché è quando le cose vanno storte che dimostri chi sei davvero.
Jannik Sinner, domenica pomeriggio a Montecarlo, su quella terra rossa che appartiene storicamente alla cultura tennistica spagnola, sotto 2-0 nel primo set contro Carlos Alcaraz, il giocatore più esplosivo, più irregolare e più pericoloso del circuito, ha risposto a quella domanda e si è imposto di restare.
Ha continuato a fare il suo gioco, esattamente il suo gioco, nonostante la prima di servizio sembrasse già in vacanza, come se il punteggio non esistesse.
IL PUNTEGGIO È UN’OPINIONE. IL GIOCO È UNA SCELTA
Questo è il punto che quasi nessuno capisce quando guarda un grande campione competere.
Il punteggio racconta quello che è successo, ma non racconta quello che succederà. È una fotografia del passato, non una profezia del futuro.
Eppure, la maggior parte delle persone, nei campi da tennis come nelle sale riunioni, nei colloqui come nelle negoziazioni, quando il punteggio va contro, smette di giocare il proprio gioco e inizia a giocare il gioco del punteggio.
Si difende invece di attaccare. Si conserva invece di rischiare, rallenta invece di accelerare e cerca la sicurezza invece di cercare comunque la vittoria.
Ma, in quel momento, quando è sotto 2-0 e inizia a giocare in modo diverso per paura del punteggio, ha già perso.
Sinner non ha fatto questo.
Sotto 2-0 nel primo set, ha continuato a tirare profondo, a rischiare per trovare colpi vincenti, a spingere sulle righe, a giocare il tennis aggressivo e verticale che è la sua firma. Non ha abbassato il rischio e non ha cercato di non perdere, ma ha continuato a cercare di vincere.
La differenza tra le due cose non è tecnica, ma mentale ed è la differenza che separa un buon giocatore da un campione. Uno dei tanti da un leader.
3-1 NEL SECONDO. E ADESSO?
La partita sembrava incanalarsi verso un terzo set; Alcaraz aveva ripreso il controllo, stava servendo bene, stava coprendo il campo con quella mobilità felina che lo rende così difficile da battere sulla terra.
Sinner era sotto 3-1 nel secondo set, ma non si è scomposto. Ha continuato, senza esitazioni. Ha continuato a credere nella propria strategia.
Ha continuato a giocare con la stessa intensità del primo game, con la stessa concentrazione del momento in cui era in vantaggio.
E il secondo set si è ribaltato, fino al definitivo 6-3.
COSA FA UN VERO LEADER QUANDO IL CONTESTO LO DICE PERDENTE
Quando le cose vanno bene, son capaci tutti ad apparire eroi e leader di successo,
Ma ci sono momenti in cui i numeri dicono che sta andando male, in cui il mercato sembra voltare le spalle in cui i concorrenti sono avanti, le risorse si assottigliano, la squadra perde fiducia.
E, in quei momenti, ci sono due tipi di leader: il primo tipo guarda il punteggio e cambia strategia. Smette di fare quello che sa fare bene e inizia a fare quello che il momento sembra richiedere, che spesso è la strategia della paura, non quella della competenza. Perciò, si difende, abbassa le aspettative e gestisce il danno invece di costruire la vittoria.
Il secondo tipo guarda il punteggio, lo registra, e poi torna a guardare il campo con la forza mentale che richiede essere leader.
Non perché ignori la realtà, ma perché sa che la realtà non è il punteggio, bensì il campo. E sul campo ci sono ancora punti da giocare, ci sono ancora possibilità aperte, ci sono ancora colpi da tentare fino a che la matematica non dice che è finita, fino a quando l’avversario non concretizza un match point.
Il secondo tipo continua a fare il proprio gioco, forte, profondo, rischioso.
Sinner è il secondo tipo. E non lo è diventato a Montecarlo, ma nei mille allenamenti in cui qualcuno gli ha insegnato, o lui stesso ha capito, che la qualità mentale di un campione emerge quando le cose vanno male.
IL NUMERO UNO DEL MONDO NON È UN TITOLO. È UNA SCELTA QUOTIDIANA
Con la vittoria a Montecarlo, Sinner ha sorpassato nuovamente Alcaraz nella classifica ATP.
Numero uno del mondo.
Ma quello che mi interessa non è il titolo, ma come ci è arrivato, continuando a essere se stesso quando il contesto lo spingeva a diventare qualcun altro.
Ci è arrivato fidandosi della propria strategia quando i numeri suggerivano di abbandonarla, rischiando quando la paura avrebbe consigliato altri di conservare.
Questo è ciò che distingue il numero uno dagli altri, in qualsiasi campo, in qualsiasi disciplina.
Non la perfezione né l’assenza di momenti difficili e nemmeno la partita sempre in controllo, ma la capacità di rimanere fedele alla propria identità competitiva, alla propria strategia, al proprio stile, al proprio modo di stare nel gioco, anche quando tutto sembra andare nella direzione sbagliata.
LA LEZIONE CHE NESSUNO TI INSEGNA
Nelle scuole di management si insegnano la strategia, i framework, i modelli decisionali, le analisi SWOT, le matrici di rischio, ma non si insegna quello che Sinner ha dimostrato domenica pomeriggio a Montecarlo: che la strategia vera è quella che applichi sotto 2-0, sotto 3-1, con il pubblico che sta già pensando ad altro e il tuo avversario sente l’odore della rimonta o della vittoria.
La vera strategia è identitaria. È la risposta alla domanda: chi sono ora che va male? Sono ancora quello che rideva quando le cose andavano bene o mi dimostro uno che ha paura?
Sinner ha risposto, sotto 2-0 e poi sotto 3-1.
Con Alcaraz di fronte, che è forse il talento più puro che il tennis abbia espresso negli ultimi dieci anni.
E Sinner ha vinto.
COSA POSSIAMO PORTARE VIA DA QUELLA TERRA ROSSA
Non tutti giocano la finale di Montecarlo, ma tutti, prima o poi, si trovano sotto 2-0 in qualcosa che conta.
Un progetto che non sta andando come previsto, una trattativa che sembra persa, una carriera che sembra bloccarsi o un’idea che non riesce a decollare.
Un momento in cui il punteggio, qualunque forma abbia nella tua vita, dice che stai perdendo.
In quel momento, la domanda è sempre la stessa: continui a fare il tuo gioco, perché vali ciò che vali, oppure ti dimostri uno qualunque?
Jannik Sinner ha scelto la prima opzione e il Principato di Monaco gli ha dato ragione.
Perché Alcaraz sarà anche un talento prodigioso, ma Sinner ha una testa da leader come non se ne vedevano dai tempi del miglior Djokovic.