Zohar Maria Grazia

MARIA GRAZIA ZOHAR, L’ALCHIMIA DIGITALE DELL’ANIMA

L’arte di Maria Grazia Zohar è un respiro che si infrange sulle pareti del silenzio, una scomposizione del mondo, che ricrea attraverso una lente di desiderio e memoria.

La sua visione artistica è un dialogo tra corpo e spirito. Ogni opera è un’incisione nell’anima collettiva, un richiamo alla fragilità e alla forza che abitano dentro di noi esseri umani. Un richiamo proprio alla nostra parte emotiva, sentimentale. Umana.

Zohar lavora con la precisione di un chirurgo e la libertà di un poeta, dando vita a figure che sono spesso ibride: corpi umani dissolti in onde, ali di fiamma, volti che si disfano in pixel.

La tecnica digitale non è uno strumento, per l’artista, ma una seconda pelle, più apicale, attraverso cui trapela un linguaggio ancestrale che riesce a fondare alla sua anima di musicista, di violinista, sua prima principale professione, a cui affianca l’espressione visuale quasi come un completamento di sé.

Un modo per sedimentare e dare maggior spazio alle emozioni suscitate dalla musica, dal suonare insieme in orchestra.

Zohar utilizza strati di immagini, tratti calligrafici, sfumature che oscillano tra l’oro e il grigio ossidato e proprio il colore è simbolo e sostanza della sua sintassi cromatica che gioca con le contraddizioni: forme fluide e geometriche rigide, luci accecanti e ombre dense.

Zohar ci invita a guardare oltre la superficie, a riconoscere che ogni linea perfetta cela una frattura, ogni luce un’ombra. La sua arte è un prisma che scompone la realtà in emozioni pure, facendoci sentire la nostalgia di ciò che non abbiamo mai posseduto.

La sua filosofia è quella dell’equilibrio instabile. Nel suo universo, i corpi sono veicoli di metamorfosi, non contenitori statici.

La sua osservazione lucida si traduce in un’arte che non illude, ma rivela. Non dà voce e spazio a semplici oggetti, ma crea relazioni: tra l’individuo e il cosmo, tra il dolore e la gioia.

Leggere Zohar non è un’analisi, ma un tuffo nel profondo mondo della meditazione. Le sue opere sono incantesimi che risvegliano sensi dormienti, dove si sente il freddo del metallo nelle linee blu, il calore delle fiamme nei toni ocra, il peso dell’assenza nei vuoti bianchi.

Ciascuna immagine è un verso di una poesia senza parole, dove il cuore batte all’unisono con il ritmo caotico dei pixel.

Un caos che, tuttavia, è una ricerca costante di armonia e una spinta prepotente al ragionamento, all’analisi, a mettere in discussione ogni cosa, per cogliere l’essenza, la genuinità. La verità dietro la superficie.

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OPERE DI MARIA GRAZIA ZOHAR

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