Alla fine, eccolo lì: Donald Trump, 47° presidente degli Stati Uniti. Nonostante i sondaggi e le narrazioni italiane che dipingevano Kamala Harris come il nuovo baluardo della democrazia a stelle e strisce, tutta balletti e sorrisi, Trump ha riconquistato la Casa Bianca, vincendo lo “spareggio” tra l’era Trump e quella Biden.
A fare rumore, non è stata la presenza dell’unica leader europea, l’italiana Giorgia Meloni, ma l’assenza di tutti gli altri. A cominciare da Macron.
D’altronde, i leader europei non hanno fatto mistero del loro appoggio a Biden e ad Harris, lo scorso anno. Inoltre, l’Europa persegue politiche di censura sui social che erano care all’Amministrazione Biden.
Ancora più rumore l’ha fatto l’assenza di un invito a Netanyahu. Un chiaro messaggio di geopolitica, ma anche nei confronti della precedente Amministrazione, che ha minacciato i giudici della Corte Penale Internazionale dopo che questa ha spiccato un mandato d’arresto per il presidente israeliano per crimini di guerra e contro l’umanità.
La cerimonia, trasferita al chiuso per colpa di un freddo polare, ha mantenuto tutto il sapore solenne e plastico del circo americano. Ma non sono stati tanto i sorrisi smaglianti o la retorica patriottica a fare notizia: sono state le parole. Parole che, com’è nello stile megalomane del neocon americano, ambiscono a marchiare la storia.
In primo luogo, la promessa di cancellare l’era delle censure sui social. Durante l’Amministrazione Biden, le piattaforme sono state obbligate a censurare ogni pensiero contrario a quello sdoganato dal potere.
Che si trattasse di professionisti, esperti o chicchessia, tutti i post non conformi alle narrative dominanti andava eliminato attraverso il servizio di censura dei fact checkers, come ha recentemente confessato il CEO di Meta, Mark Zuckerberg.
LA BILANCIA DELLA GIUSTIZIA TORNA IN EQUILIBRIO?
“Da oggi, la bilancia della giustizia sarà riequilibrata.” Così ha tuonato Trump, promettendo la fine delle persecuzioni giudiziarie che lo hanno perseguitato. Non è un caso che l’unico presidente sopravvissuto a due impeachment abbia voluto cominciare da qui.
La giustizia non sarà più uno strumento politico, ha garantito, con la stessa enfasi con cui si lanciava nei suoi comizi. Sarà vero? O assisteremo a una nuova stagione di epurazioni travestite da “giustizia imparziale”?
LA SOCIETÀ DEL MERITO: FINE DELLE POLITICHE WOKE
Trump ha annunciato la fine delle “discriminazioni positive” e della manipolazione sociale basata su razza e genere. “Solo due generi: maschile e femminile,” ha proclamato, riecheggiando un passato che sembra già molto distante.
La retorica del merito ritorna, spazzando via anni di politiche woke. Ma quale sarà il prezzo? Inclusione sacrificata sull’altare del merito o una vera rinascita dei valori individuali?
L’AMERICA DI NUOVO GRANDE: UN ALTRO CAPITOLO DEL SOGNO AMERICANO
“La mia vita è stata salvata da Dio per rendere l’America di nuovo grande.”
Trump non ha lesinato riferimenti alla sua personale epifania dopo l’attentato a cui è miracolosamente scampato durante la campagna elettorale. “L’America tornerà a splendere”, ha detto, citando i fasti delle origini e dipingendo un futuro di prosperità.
Parole che possono essere il principio di un grande sogno, ma anche mera e propaganda.
STOP ALLE AUTO GREEN: “DRILL, BABY, DRILL!”
E poi, l’energia. Via le auto green, largo al fossile. “Perforeremo, tesoro, perforeremo,” ha esclamato con la teatralità che lo contraddistingue.
La dichiarazione di emergenza energetica è stata accolta con applausi, ma anche con occhiatacce dai sostenitori delle politiche ecologiste. Il sogno di un’America autonoma sul fronte energetico potrebbe rivelarsi un incubo per il pianeta.
UNA NUOVA CORSA ALLO SPAZIO
Trump ha chiuso con un richiamo al “destino americano”: non solo la Terra, ma anche Marte.
“Pianteremo la bandiera a stelle e strisce su Marte,” ha detto, strappando sorrisi compiaciuti a Elon Musk.
Un po’ Kennedy, un po’ megalomane, ma di certo un progetto ambizioso che potrebbe dare nuovo lustro all’immagine americana.
Anche se fa sorridere pensare a Marte, quando oggi ci raccontano che non saremmo più in grado di andare sulla Luna.
DIALOGO CON LA RUSSIA: PACE O INGANNO?
Nel frattempo, dal Cremlino arriva un’apertura senza precedenti. Putin si è congratulato con Trump e si è detto pronto a dialogare sul conflitto in Ucraina. “Non una tregua temporanea, ma una pace lunga e duratura,” ha dichiarato il leader russo.
Ma questa pace sarà davvero tale o nasconde un prezzo troppo alto per l’Europa e per Kiev? Resta il nodo dell’espansione della NATO, che potrebbe complicare ulteriormente il quadro.
E resterà da spiegare alle famiglie dei giovani ucraini morti o invalidi perché l’Ucraina sia stata illusa di poter vincere una guerra contro una superpotenza nucleare.
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UNA NUOVA ERA O IL SOLITO SPETTACOLO?
L’era Trump 2.0 inizia con grandi promesse e altrettanti interrogativi. Libertà di pensiero, stop alle censure, fine delle politiche woke, ritorno al fossile e una nuova corsa allo spazio. Ma a quale costo? Gli Stati Uniti si preparano a un futuro incerto, sospesi tra la retorica di un grande passato e le sfide di un presente complesso.
Certamente, la fine dell’era Biden, fatta di censure e controllo sociale è un bene per la democrazia, cosa che solo i non democratici possono non festeggiare.
Anche l’abbandona di un’agenda per la transizione ecologica troppo rapida e illogica va salutata con un sospiro di sollievo.
Resta da capire come terrà in equilibrio l’affermazione dei generi naturali, maschio e femmina, con il rispetto degli ambienti omo, trans e di altri generi.
Non resta che vedere il nuovo presidente all’opera e giudicarlo in basi ai fatti e ai risultati.
IL ROMANZO CHE SVELA CHI GOVERNA IL PIANETA
