BIDEN È INABILE A GOVERNARE, MA A GRAZIARE È UN CAMPIONE.
Joe Biden non era in grado di gestire l’America, tanto che è stato costretto a ritirarsi dalla corsa per un secondo mandato alla Casa Bianca quando i suoi segni di gravi problemi cognitivi si sono conclamati in maniera devastante nel tragicomico faccia a faccia con Donald Trump, eppure, prima di abbandonare il potere, ha pensato bene di dare un’ultima zampata.
Con quale titolo e con quale garanzia di lucidità mentale, non è dato saperlo.
Il presidente uscente talmente “inabile” da aver abbandonato la corsa per un secondo mandato, è risultato, tuttavia, piuttosto “abile” per lasciare una scia di polemiche bollenti con una decisione che ha il sapore del colpo di teatro: grazie preventive, questa volta ad amici e amici degli amici.
Perché Joe Biden, nelle scorse settimane, aveva pensato bene di graziare anche il figlio. Metti caso che, senza più il potente padre a fare da guardaspalle, qualche giudice avesse voluto davvero fare luce sugli interessi dei Biden in Ucraina e in giro per il mondo, eh?
Dunque, nuove grazie preventive. Sì, avete capito bene. Preventive. Non “meritate”, non “sofferte”, ma regalate con la generosità di Babbo Natale in anticipo sui tempi. O in ritardo, fate voi.
E non a chiunque, ma a una selezione di individui ben noti alle cronache di questi ultimissimi anni: dal generale Mark Milley a Anthony Fauci, fino ai membri della commissione sull’attacco al Campidoglio.
GRAZIE O CONFESSIONI?
“La grazia non implica colpevolezza”, ha precisato Biden con una faccia seria che neanche Jack Nicholson in un thriller avrebbe saputo rendere meglio.
Biden ci dice che i graziati non sono colpevoli.
Certo, come no. Perché si sa, chi non ha nulla da nascondere è sempre il primo a chiedere uno scudo legale, no?
Nel mondo normale, le grazie si danno ai condannati.
In questo teatrino dell’assurdo, invece, accade anche che si diano agli innocenti. Perché non si sa mai.
Ma se sei innocente, non hai bisogno di un salvacondotto preventivo. Addirittura, sempre che tu sia innocente, avresti tutto l’interesse a dimostrare la tua innocenza in un tribunale, per fugare ogni dubbio.
Qui, al contrario, è come se Biden avesse piazzato un cartello al neon sopra le loro teste con su scritto: “Attenzione, qui c’è qualcosa da nascondere”.
Se avevamo qualche dubbio in merito ad affari sporchi legati alla gestione pandemica e ai vaccini, nonno Joe lo ha abbattuto come uno delle tonnellate di missili sganciati in questi anni per il mondo, regalandoci vere e proprie certezze.
INNOCENTI O COLPEVOLI, PERCHÉ LA GRAZIA?
Tra i graziati illustri spicca il generale Milley, un uomo che aveva definito Trump “un fascista”.
Forte, eh? Come Hitler che fa il gesto delle corna alle spalle di Mussolini.
Poi c’è Anthony Fauci, il volto della pandemia, l’uomo che – diciamocelo – se ci avesse detto che per combattere il Covid bisognava saltellare su una gamba sola e andare in giro nudi, avremmo avuto le strade piene di nudisti che imitavano i canguri.
Infine, la commissione sull’assalto al Campidoglio.
Beh… commissione… quel gruppo che di bipartisan aveva solo l’etichetta, ma che è riuscito a dare a Trump il ruolo di cattivo ufficiale nella tragedia greca del 6 gennaio.
Una pagliacciata con l’elmo da vichingo, che ha ancora più interrogativi che certezze. E ora, grazie alla grazia, chi potrebbe fornire risposte non rischia nemmeno un’indagine. Strano, vero?
LA GRAZIA CHE NON TI PROTEGGE DAVVERO
“Grazie, Joe, per avermi graziato”, ha detto Fauci alla CNN, con una gratitudine così spontanea che quasi ci si dimentica che queste grazie non sono il salvacondotto definitivo che sembrano.
Infatti, come hanno già fatto notare esperti giuristi e analisti critici, i graziati non possono più appellarsi al Quinto Emendamento per rifiutarsi di testimoniare in procedimenti legali o congressuali.
Insomma, sembra che i consiglieri di Joe Biden – forse i suoi amici immaginari? – non siano così furbi come, probabilmente, pensavano di essere.
Al di là di cosa possano fare o non fare adesso i giudici, si aprono scenari su cui vale la pena riflettere: se i graziati sono davvero così immacolati, perché Biden si è sentito in dovere di proteggerli?
Chiunque sia certo di aver agito correttamente semmai ha voglia di essere trascinato in tribunale, per dimostrare la propria innocenza contro ogni illazione e per fugare qualsiasi dubbio.
Tuttavia, anche nel caso in cui non fossero innocenti, perché non permettere alla giustizia di fare il proprio corso?
Forse, c’è un interesse affinché non si faccia luce sulla gestione pandemica? E di chi?
CONTROLLO SOCIALE E FACT-CHECKING: IL TASTO DOLENTE
Naturalmente, non possiamo ignorare il sospetto che queste grazie rafforzino… quel sospetto.
Sì, proprio quello che molti hanno etichettato come teoria del complotto: la gestione della pandemia come esperimento di controllo sociale, orchestrato da certi ambienti dell’industria farmaceutica, dell’esercito e della tecnologia, con la complicità della politica.
Sembra fantascienza, vero? Ma come diceva un noto investigatore, “quando hai eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”.
Il sistema di fact-checking – quel meccanismo di censura camuffato da servizio pubblico di cui sentiranno la mancanza solo fascisti e simili – non ha aiutato la democrazia, ma chi voleva soffocarla.
E il fatto che Mark Zuckerberg abbia candidamente ammesso di aver giocato un ruolo in questo processo, su pressioni della Casa Bianca che somigliavano più a minacce, non è che un ulteriore tassello del puzzle.
CONCLUSIONI (SE COSI’ SI POSSONO CHIAMARE)
La “grazia collettiva” di Joe Biden, che sembra una svendita in saldo di ciò che restava della sua credibilità, è un gesto che lascia più dubbi che certezze.
È stata un atto per salvare persone colpevoli di gravi crimini o una manovra disperata per coprire responsabilità di persone ancora più in alto e che non devono correre il rischio di venire alla luce?
Le persone graziate sono protagoniste di un gigantesco gioco di potere?
Forse non lo sapremo mai, o forse sì, ma quando sarà troppo tardi.
Una cosa è certa: negli Stati Uniti d’America, dove tutto diventa spettacolo, questa è solo l’ultima puntata di una serie che sembra non avere mai fine. E il pubblico – noi – rimaniamo, come sempre, a chiederci chi sia davvero il buono e chi il cattivo.
Anche se, dopo le grazie a poco prezzo di Biden, quelli che erano sospetti hanno assunto la solidità di qualcosa che somiglia alla certezza.
Che sia anche la verità?
IL ROMANZO CHE SCOPRE CHI GOVERNA DAVVERO IL MONDO
