In un panorama mediatico sempre più polarizzato, le dichiarazioni di Sofia Goggia su Jannik Sinner hanno acceso un dibattito che va ben oltre il mero confronto tra due eccellenze dello sport italiano.
La sciatrice, nota per la sua schiettezza e il suo spirito indipendente, ha lanciato una critica tagliente nei confronti del numero uno del tennis mondiale, denunciando il rifiuto dell’invito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale.
Un episodio che, pur restando nel regno delle scelte personali, – e, in tempi normali, delle chiacchiere da bar – si trasforma in simbolo di una cultura sociale che spesso si perde tra retoriche pompose e semplificazioni riduttive.
LA CRITICA DI GOGGIA: TRA RIGUARDO PER LE ISTITUZIONI E IRONIA TECNICA
Sofia Goggia non ha nascosto le sue perplessità sul comportamento di Jannik Sinner, il quale ha giustificato la propria assenza al Quirinale con un “affaticamento sportivo” dovuto ad un intenso percorso agonistico dopo gli Australian Open.
La campionessa, con la stessa spontaneità che la contraddistingue sulle piste, ha dichiarato: «Io ci sarei andata perché il Presidente della Repubblica è la più alta carica dello Stato. Ho un rispetto massimo verso le istituzioni e, per come vivo io, non è nemmeno lontanamente concepibile pensare a un rifiuto.»
Queste parole, tanto forti quanto cariche di una retorica che richiama antichi valori civici, si intrecciano con un’altra vena di ironia: la battuta sul gesto tecnico di Sinner.
«Peccatore? Pazzesco, scia una volta e tiene le ginocchia parallele: un dettaglio tecnico sul quale ancora lavoro col mio allenatore. Sotto le sue ci passa un treno», ha osservato Goggia con un sorriso malizioso, probabilmente convinta che le facce buffe di Kamala Harris nei confronti di Trump fossero la nuova moda per dimostrarsi educati e rispettosi.
INDIVIDUALISMO E RESPONSABILITÀ COME DISTRAZIONE
La dicotomia creata dai media diventa notizia da usare come distrazione, per non parlare dei veri problemi per gli italiani e per il mondo: i crimini contro l’umanità di Netanyahu e la sconfitta della NATO contro la Russia, nonostante le sanzioni devastanti e l’esercito russo pessimamente addestrato e senza munizioni, come la propaganda ci ha raccontato in questi tre anni.
Una dicotomia tra Goggia e Sinner che viene trasformata in contrasto tra l’individualismo, nella libertà personale degli atleti, e l’aspettativa collettiva di aderire a determinati comportamenti carichi di simboli, in modo da generare un dibattito sul nulla che distragga dai veri argomenti su cui varrebbe la pena soffermarsi.
Pertanto, anziché chiedersi perché dare armi all’Ucraina, perché continuare a spingere per la ternza guerra mondiale e perché non porre sanzioni a Israele, vista la logica usata con la Russia, meglio trasformare Sofia Goggia in icona di democrazia e cultura e Jannik Sinner in anti democratico ignorante.
Poi, ci sarebbe da analizzare il bisogno quasi patologico di Goggia di sfruttare ogni occasione per trovare qualche riflettore su di sé, ma lo farò in un altro momento.
Da una parte, abbiamo un Sinner che, sfinito da una maratona agonistica e da un momento di estremo stress fisico, ha preferito isolarsi per prendersi il giusto riposo, ma che viene sbeffeggiato, deriso, criticato.
Dall’altra, Goggia, che incarna l’ideale dell’impegno civico e dell’orgoglio verso le istituzioni cha ha il sapore di quel ventennio tanto famoso e caro a tantissimi, nell’affermazione categorica che un invito così prestigioso non può essere rifiutato, anche quando le condizioni personali non sembrano favorevoli.
Perché? In base a quale legge di quale democrazia?
Certi media trasformano banali e comuni differenze di opinione e di punti di vista, quali sono quelle di Goggia e Sinner, in una dicotomia che diventa simbolo di un dibattito più ampio.
Ma in una democrazia matura, ogni decisione personale dovrebbe essere rispettata, mentre quando tale scelta viene criticata e strumentalizzata, si mette in discussione la stessa idea di democrazia.
Così, le parole di Sofia Goggia risuonano come un richiamo a non dimenticare il valore delle istituzioni e la responsabilità che, in qualche modo, accompagna il privilegio di rappresentare l’Italia sul palcoscenico mondiale.
La stessa retorica dal sapore di fascismo usata nel glorificare chi mostrava il proprio green pass e discriminava chi aveva scelto di preservare il proprio corpo da sperimentazioni e politiche deificate dalle mode del momento – e dai capricci di Fauci, di Draghi, dei contratti segreti della von Der Leyen e degli studi scientifici che non esistevano.
TRA SATIRA E RETORICA E PARADOSSI
L’intervento di Sofia Goggia non si limita a una semplice critica sul rifiuto del numero uno del mondo del tennis, ma si inserisce in una narrazione più ampia in cui la retorica assume un doppio ruolo, per cui da un lato riafferma valori tradizionali, dall’altro si trasforma in una forma di spettacolo mediatico che tende a semplificare questioni complesse, come siamo sempre più abituati a notare.
La contrapposizione tra il “rispetto per le istituzioni” e la giustificazione atletica del rifiuto di Sinner crea la contrapposizione tra bene e male in cui il simbolo del bene sarebbe il Quirinale.
Peccato che tra Goggia e Sinner le istituzioni siano due entità differenti. Infatti, mentre per il numero uno del tennis mondiale le istituzioni sono ciò che sono per qualunque cittadino italiano, per la Goggia sono molto di più.
Sofia Goggia è parte delle istituzioni, in quanto agente della Guardia di Finanza. Perciò, possiamo definire Sergio Mattarella anche uno dei suoi “datori di lavoro”.
Sinner, invece, deve la propria fortuna alle tasche della famiglia, che hanno pagato istruttori, tecnici, allenatori, spostamenti e pernotti sempre, fin da quand’era un bambino.
Perciò, il patriottismo della Goggia è un po’ più “dovuto” rispetto a quello che qualcuno si aspetterebbe da Sinner.
VERSO UN DIALOGO PIÙ DEMOCRATICO
Qualcuno vorrebbe trasformare le dichiarazioni di Sofia Goggia su Jannik Sinner in un dibattito su impegno sportivo e responsabilità pubblica, fatto che è emblematico di una tendenza ormai cronicizzata in Italia, dove alcuni individui tendono a classificare gli altri in base a criteri superficiali e discriminanti.
Chi possiede il green pass, chi vota per la sinistra e non per la destra, chi osanna Mattarella e non chi lo ritiene un pessimo presidente, chi è a favore della guerra e chi per la pace, diventano simboli di una presunta superiorità morale e intellettuale.
Perciò, in tale contesto, si cerca di introdurre il rifiuto di Sinner, mettendolo a confronto con l’atteggiamento di Goggia, che incarna l’idea di quella “cultura elevata” e di una giustizia quasi divina.
Chi applaude alle parole di Goggia, allora, è come il valoroso italiano che non vedeva l’ora di mostrare il proprio green pass, disprezzando chi non lo aveva, al pari di quello che si vanta di non votare per chi la pensa in maniera differente, perché quelli lì sono rozzi e ignoranti.
Al contrario, proprio chi radicalizza il dibattito e ragiona sulla base della contrapposizione perenne dimostra quanto sia spinto da una rozza ignoranza, una presunzione e una cattiveria che si riflettono nella tendenza a imputare agli altri proprio quella medesima ignoranza.
Tale dinamica, ben oltre la mera disputa sportiva, rivela un clima antidemocratico in cui il valore di una persona viene misurato da giudizi arbitrari e polarizzati, dagli stessi individui e gioranlisti che tifavano per i fact checking e che vorrebbero imporre un controllo pernicioso e una censura delle idee sui social network.
Tutto in nome della lotta alle fake news, dimentichi del fatto che siano stati proprio loro a ritenere vere panzane come sanzioni devastanti che avevano piegato Mosca, soldati russi costretti a combattere come pale, green pass che servivano a creare luoghi sicuri e chi non si vaccina muore.
Perché qui non è in discussione il valore simbolico del Capo dello Stato o l’attaccamento alla nazione, ma la libertà individuale.
Lo stesso Mattarella, non più tardi di qualche giorno fa, ha ricordato come lo Stato in alcun caso dovrebbe interferire nella libertà individuale dell’individuo, cosa che ha fatto storcere il naso ai tanti che ricordano quanto lo stato, invece, abbia usato imposizioni più che oppressive solo quattro anni fa, con l’obbligo vaccinale, la discriminazione sociale e del lavoro, ledendo i più elementari e basilari diritti costituzionali.
Forse Sinner ricorda il comportamento del presidente in quei momenti?
Forse era davvero stanco?
Forse non gli interessano la nazione, la politica e le istituzioni?
Forse è anti sistema?
Ok, quindi?
Se l’informazione italiana non fosse diventata da tempo propaganda, sulle parole di Sofia Goggia e sull’assenza di Sinner al Quirinale si sarebbero scritti forse due trafiletti, lasciando le prime pagine ai crimini di guerra commessi da Netanyahu, alla disfatta della NATO contro la Russia e alle idee guerrafondaie di Rutte.
Invece, si continua a distrarre l’opinione pubblica con argomenti che dovrebbero trovare spazio tra una birra e un grappino o sotto l’ombrellone, piuttosto di raccontare quanto accade.
