QUANDO LA RETORICA SUPERA LA STORIA E LA COSCIENZA

Se c’è una cosa che il Presidente Sergio Mattarella sembra abbia imparato bene in questi anni di Quirinale, è l’arte di parlare senza dire, cioè la capacità di evocare principi universali, evitando i particolari più scabrosi.

Il riferimento alla situazione del 1939, a Chamberlain, come se la storia fosse un repertorio teatrale da cui pescare battute ad effetto per darsi un tono, non è sbagliato di per sé e il Presidente ha ragione quando striglia l’Europa a non essere silente e a non lasciarsi stritolare dalle scelte di altri.

Peccato che, tra una metafora sul “vassallaggio felice” e un ammonimento ai “nuovi corsari” alla Musk, il Capo dello Stato dimentichi sistematicamente di menzionare il genocidio in corso a Gaza e la follia dell’allargamento a Est della NATO.

Un silenzio che non è casuale, ma sembra strategico, perfino complice.

LA LEZIONE DI MONACO MA SOLO QUANDO CONVIENE

Mattarella ricorda il 1938: l’Europa che chiudeva gli occhi davanti a Hitler, con il disastro imminente.

Ha ragione, non c’è dubbio. Ma a chi si riferisce il Presidente, guardando a oggi?

A Putin, perché quando l’esercito israeliano riduce Gaza a un cumulo di cenere, il Presidente sembra preferisca guardare altrove.

Perché parlare di Putin-Hitler fa comodo alla narrazione atlantista, mentre denunciare Netanyahu-Hitler rompe gli equilibri del potere e manda in cortocircuito la narrazione, evidenziando tutta l’incoerenza dell’Occidente e, in primis, dell’Europa.

E allora, meglio citare Churchill, “scegliere tra disonore e guerra”, che ammettere che in Palestina il disonore è già stato scelto. Da tutti.

Da chiunque faccia spallucce o si arrampichi su iperbolici giochi di parole per non ammettere che il genocidio sia proprio un genocidio, ma solo un massacro.

E ieri, in occasione di una laurea ad Honorem, ennesimo silenzio sulle decine di migliaia di donne e bambini ammazzati dall’esercito israeliano.

Nessun invito all’Europa affinché non si volti dall’altra parte. Nessun invito a introdurre sanzioni e a inviare armi a chi è aggredito, in quella fumosa retorica a cui i governanti occidentali ci hanno abituati.

Mattarella ci invita a non restare indifferenti come accadde con Hitler, ma solo se si guarda a Putin e agli interessi americani. Invece, guai a sollevare la voce contro i crimini contro l’umanità commessi da Israele.

Silenzio sulle minacce alla più alta Corte del Diritto Internazionale che si levano sia da Israele sia dagli Stati Uniti.

Silenzio sulle bombe al fosforo. Silenzio sui carri armati che sfondano gli ultimi rifugi. Silenzio sul piano USA-Israele per trasformare Gaza in un “resort per ricchi occidentali”, dopo averne deportato la popolazione.

Un progetto da manuale di pulizia etnica, dalla più becere logica nazista, annunciato senza vergogna, come avrebbe fatto quell’Hitler da cui il Presidente ci ricorda di guardarci.

Eppure, a Mattarella tutto ciò sfugge.  E tace. Perché?

Perché tace come taceva quando l’UE affamava la Grecia o quando i nostri soldati in Libano venivano bombardati non da Hamas, ma da Israele.

IL SOVRANISTA IMPROVVISO E I FANTASMI DEL PASSATO

Curioso che Mattarella, oggi, si svegli “sovranista”.

Lo stesso Presidente che nel 2018 bloccò Savona al MEF per non “spaventare i mercati” e la globalizzazione – alla faccia della sovranità – oggi tuona contro i dazi e il protezionismo.

Lo stesso che ha sorvolato sul golpe in Ucraina del 2014, ampiamente documentato sia sul finanziamento di Washington sia sulla promozione e pianificazione americane di sommesse e governi successivi, oggi si straccia le vesti per la “violazione della sovranità”.

E la coerenza? Evidentemente, con rammarico di tanti italiani, una parola sconosciuta al Quirinale.

E mentre Mattarella elenca le colpe dell’Europa del passato, dimentica di aggiungere che lui, da garante della Costituzione, ha sempre firmato i decreti che quei crimini li rendevano legge.

Infatti, dov’era Mattarella quando l’Italia veniva umiliata dal commissario europeo, Günther Oettinger , che diceva: «i mercati insegneranno agli italiani come si vota»?

E dov’era quando l’Italia bombardava la Jugoslavia, appoggiando l’America senza nessun mandato internazionale dell’ONU? Allora era Ministro della Difesa, perciò aveva un ruolo di peso nel governo D’Alema del tempo.

E quando ucraini e inglesi sabotavano il nordstream2, mentre la propaganda ci raccontava che erano stati i russi, sporchi e cattivi?

Dov’era Mattarella, capo delle forze armate, mentre gli israeliani sparavano addosso ai nostri militari in Libano?

GAZA: IL GENOCIDIO INVISIBILE E I COMPLICI IN GIACCA E CRAVATTA

Eppure, di Gaza bisognerebbe pur parlare, soprattutto se si citano i crimini di Hitler.

Perché l’Ucraina e Putin sono ben distanti dall’ecatombe e dai crimini contro l’umanità che si sono visti a Gaza. Qui non si tratta di “scontri” o “conflitti”. Si tratta di un genocidio e del piano diabolico di eliminare un intero popolo.

Un piano pianificato, scientifico. Approvato da Washington, finanziato da Berlino, coperto da Roma.

E Mattarella lancia proclami sulla libertà mentre ignora i carri armati che schiacciano la libertà altrui?

Perché non usa la parola “apartheid”? Perché non ricorda che Israele viola circa 70 risoluzioni ONU, mentre l’Italia firma accordi militari con Tel Aviv?

La risposta è semplice: il sovranismo di Mattarella serve a distrarre dai veri pericoli, a far credere che l’Europa possa “ritrovarsi” in guerra contro la Russia se non fermiamo Putin, perché non si parli troppo dei piani folli, cinici e nazisti di Trump e Netanyahu a Gaza, il progetto di deportare i palestinesi per costruire alberghi di lusso.

Questi pazzi non sono da fermare? L’Europa non deve evitare di fare spallucce come nel ‘38/39?

Eppure, la soluzione proposta dal neo presidente Trump e dal criminale su cui pende un mandato d’arresto internazionale è degna del peggior Cecil Rhodes.

Mattarella lo condanna? No, preferisce parlare di Musk e dei “corsari dello spazio”, come se il vero pericolo fossero i razzi per Marte, non quelli che piovono sui bambini palestinesi.

È questo il paradosso, un Presidente che invoca la “difesa dei valori europei” mentre permette che quei valori vengano sepolti sotto le macerie di Gaza; che denuncia il nazionalismo di chi non piace a Washington, ma tace sul nazionalismo più violento, quello che sta cancellando un popolo.

IL QUIRINALE, TRA SILENZI E COMPLICITÀ

Alla fine, la domanda è una sola: a chi serve questo Sergio Mattarella sovranista?

Agli italiani? Nutro forti dubbi.

A Gaza? Meno che mai.

Serve a chi vuole un’Europa debole, divisa, pronta a fingersi “protagonista”, ma solo se firma accordi con i carnefici e contratti cari alle politiche espansionistiche degli americani.

Serve a chi ha bisogno di un Presidente che parli di storia, ma solo per non fare i conti col presente.

Nel frattempo, tra un discorso e l’altro, i palestinesi muoiono. Senza diritti, senza giustizia, senza neppure il lusso di essere menzionati in un discorso moralista.

Perché per Mattarella, come per i potenti di sempre, alcuni morti contano più di altri?

Forse per le stesse ragioni che hanno alimentato guerre e follie da sempre: soldi e potere.

Perché il dramma non sono le parole di Mattarella, ma ciò che il Presidente non ha avuto il coraggio di dire.

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Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

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