Se c’è una cosa che l’Occidente ha perfezionato in questi anni di conflitti, retorica e tweet, è l’arte del paragone storico a sproposito. Così, mentre Trump e Putin si spartiscono ciò che resta dell’Ucraina, c’è chi si affretta a scomodare il patto Ribbentrop-Molotov del 1939.
Perché no? Tanto, ormai, ogni trattativa che non sia un’ordinazione che piaccia ai “buoni” occidentali, viene equiparata all’inizio della Terza Guerra Mondiale. Hitler e Stalin si spartirono la Polonia?
Perciò oggi come allora, abbiamo due vecchi politici che si passano il vassoio con le ricchezze di una nazione, per preparare la terza guerra mondiale, mentre l’Europa, in disparte, conta i centesimi per la mancia.
Ovviamente non sta in piedi, ma chi non ne ha azzeccata mezza in tre anni è convinto che sia la realtà. Quindi tranquilli. Se lo dicono loro, è probabile che le loro paure siano l’ennesima analisi fake.
LA GUERRA DEI NARRATORI DA SOFÀ: TRA MICROCHIP FANTASMA E SOLDATI CON LE PALE
Ricordate quando i media mainstream ci raccontavano che i russi smontavano lavatrici ucraine per recuperare microchip? O che combattevano con pale da giardino, demotivati e scalzi, perché Mosca era alla frutta a causa delle nostre sanzioni dirompenti?
Ebbene, sì, abbiamo bevuto tutto. Fagocitato ogni sciocchezza convinti che almeno un decimo di quelle castronerie potesse corrispondere al vero.
Tre anni di storytelling bellico, di propaganda finanziata da USAID o divulgata da veri e propri incapaci, che raccontava eroi ucraini addestrati come Rambo dagli americani e generali russi in fuga coi calzini sporchi.
Peccato che, alla prova dei fatti, le sanzioni occidentali abbiano fatto alla Russia ciò che una pistola fa a un carro armato.
E ora, mentre Mosca parla da pari a pari con Washington, l’Europa si gratta la testa, chiedendosi come sia possibile che il “mostro” sia ancora in piedi, mentre l’economia europea è stordita.
Gli ultimi dati ISTAT sulla produzione industriale in Italia, per esempio, sono drammatici, con il crollo del 7,1% a dicembre, grazie alla politica guerrafondaia scelta dalle nostre illustri menti illuminate che governano Italia ed Europa.
(UNA DELLE TANTE FONTI: https://www.ilsole24ore.com/art/produzione-industriale-2024-calo-35percento-dicembre-crolla-71percento-AG4BDHqC)
LA VISIONE DELL’OCCIDENTE: DEMOCRAZIA, DITTATURE E ALTRE FAVOLE PER ADULTI IMMATURI
Ah, la guerra di civiltà! Lo scontro epico tra Bene e Male, tra libertà e barbarie.
Peccato che, dietro la retorica, ci fossero solo gasdotti, materie prime nel sottosuolo ucraino, interessi geopolitici e il solito balletto dei petrodollari.
Mentre i progressisti si riempivano la bocca di parole come “diritti umani” e “resistenza”, qualcuno, in silenzio, faceva affari con le armi, comprava risorse e preparava accordi nel retrocucina della Storia.
Oggi, con circa un milione di morti e intere generazioni di ucraini mandati sotto terra o resi invalidi, possiamo finalmente ammetterlo: abbiamo confuso la politica estera con un film della Marvel.
Qualcuno, tra i leader europei e della NATO è persino ancora convinto di giocare alla PlayStation e di avere ancora vite da spendere.
Il cattivo, intanto, non è più così cattivo. O forse sì, ma di certo non eravamo noi gli eroi e i buoni.
L’EUROPA, OVVERO LA COMPARSA CHE CREDEVA DI ESSERE PROTAGONISTA
Cari europei, sedetevi. Meglio, inginocchiatevi. Perché mentre Ursula von der Leyen sognava di guidare una crociata medievale 2.0, e Kallas farneticava di “vittoria finale” come un generale da tavolino, – due leader distanti anni luce dagli europei, come dimostrano tutte le elezioni tenutesi in Europa negli ultimi mesi – USA, Russia e Cina hanno deciso di fare a meno di noi.
Senza nemmeno un messaggio su WhatsApp. Persino la NATO, quella gloriosa alleanza che ormai somiglia a un club di pensionati in cerca di rivincite, è stata bypassata.
E Zelensky? L’eroe di cartapesta, il Churchill dei social, piange perché non invitato al tavolo delle trattative, dimostrando che non aveva nemmeno capito di recitare un copione. Credeva davvero di essere il nuovo Churchill.
Come un bambino lasciato fuori dalla festa, con in mano un palloncino sgonfio e la maglietta sporca di cioccolato, ora si sente impotente, resosi finalmente conto dell’amara verità.
IL CONTO DA PAGARE: QUANDO LA STORIA TI PRESENTA IL CONTO SENZA AVER ORDINATO
Eccoci qui, allora. Con il conto in mano, mentre i veri protagonisti della trattativa si allontanano con borse piene di prelibatezze, mentre ridono di noi.
L’Europa, che per anni ha leccato le suole di Biden, quello stesso Biden che ha trasformato l’Ucraina in un parco giochi per gli affari di famiglia, salvo graziare il figlio, perché non si sa mai cosa possano mettere in piedi i giudici che non sono al soldo dei Democratici, oggi viene gentilmente accompagnata alla cassa.
«Prego, europeo, si accomodi. Può pagare anche in dignità, purché ne sia avanzata».
Eppure, c’è ancora chi è convinto che la guerra si possa vincere, come Macron, il ducetto della Francia, quello polverizzato nelle urne dai francesi, ma che, proprio per dimostrare che della democrazia gli interessa davvero poco – qualora ci fossero dubbi – sta facendo di tutto pur di non far formare un governo che sia espressione del popolo.
E come alcuni giornalisti che non hanno azzeccato un’analisi dal 2022 neppure di striscio, ma che, anziché ammettere di aver vissuto su di un altro pianeta, continuano a credere nelle favole, con l’arroganza e la presunzione di volerci spiegare la storia, con paragoni forzati e privi di contesto logico sull’attualità.
A noi che è dal febbraio 2022 che scriviamo di come sarebbe finita e di come sta finendo.
LA FINE DELLA FIABA E L’INIZIO DEL DISINCANTO
Forse, un giorno, guarderemo indietro a questi anni e rideremo. O piangeremo. Perché la Storia non è un meme da condividere, né un hashtag da twittare. È fango, sangue, errori e occasionali lampi di lucidità che per qualcuno, come si evince, sono vere e proprie chimere o addirittura utopia.
E mentre i potenti trattano, noi restiamo con il nostro bicchiere mezzo vuoto, a chiederci come sia possibile che tutto sia andato così male e, soprattutto, come sia stato possibile che così tanti politici, analisti e giornalisti abbiano vissuto una realtà parallela fatta di menzogne e panzane.
La risposta?
Semplice: abbiamo sostituito la politica con la propaganda, la diplomazia con l’isteria, il buonsenso con la cialtroneria e la realtà con una fiction in cui, alla fine, siamo tutti personaggi secondari.
E il finale, purtroppo, è miele amaro che fatica ad andare giù.
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