PERCHÉ PENSI CHE TI SERVA UN CORSO SULLE AI?

STORIA DI UN’INDUSTRIA CHE COMPRA COMMODORE 64 PENSANDO CHE SIA IL FUTURO

Mentre su Udemy si caricavano 847 nuovi corsi su come scrivere prompt efficaci per ChatGPT, il team di ricerca di Google DeepMind sviluppava un paper su AlphaCode 2, un sistema che genera, valuta e riscrive autonomamente il proprio codice senza intervento umano, ma nessun venditore di corsi ha citato il secondo. Tutti erano troppo impegnati a vendere il proprio corso.

Nonostante fosse diventato preistoria appena editata l’ultima lezione.

IL GURU E IL LOG

C’è un formatore italiano – non lo nomino per cortesia professionale, ma il suo corso su LinkedIn ha superato le 40.000 iscrizioni – che nelle slide promette testualmente: “Il prompting è la competenza del decennio. Chi la padroneggia comanda l’AI. Chi non la impara sarà comandato da lei.”

È una frase bella. Ha il ritmo giusto. Fa paura nel modo che fa vendere i corsi.

Peccato che nel novembre 2024, Anthropic – la società che produce Claude, uno dei principali modelli linguistici sul mercato – abbia rilasciato documentazione interna su un sistema di ottimizzazione automatica dei prompt.

Il sistema si chiama Constitutional AI Prompt Optimizer e funziona così: riceve un obiettivo, genera cento varianti di prompt, le valuta, ne scarta novantadue, raffina le migliori otto, le testa, produce una versione finale. Il tutto in circa undici secondi.

Chi comanda chi, a questo punto, non è del tutto chiaro.

E anche il valore del corso del guru vale meno di undici secondi spesi a pensarci su.

QUELLO CHE I CORSI NON DICONO

Nel 2023, i paper scientifici indicizzati su arXiv che trattavano di agenti AI autonomi erano circa 1.400. Nel 2024, erano 9.800. La crescita è stata del 600% in dodici mesi. Oggi è esponenziale.

I corsi su prompt engineering su piattaforme come Coursera e Udemy, nello stesso periodo, sono passati da 400 a 3.200.

Due curve che si muovono nella stessa direzione. Con significati opposti.

I paper descrivono sistemi che non aspettano istruzioni umane. Descrivono architetture multi-agente in cui un’AI supervisiona altre AI, assegna task, valuta output, corregge errori.

Voyager, un agente sviluppato da ricercatori di NVIDIA nel 2023, giocava autonomamente a Minecraft costruendo strategie sempre più sofisticate, senza che nessun umano scrivesse un singolo prompt dopo il setup iniziale.

AutoGPT, nella sua versione più recente, completa sequenze di obiettivi complessi, come ricerca, analisi, redazione, invio, senza interruzioni.

I corsi, invece, insegnano ancora a scrivere: “Agisci come un esperto di marketing con vent’anni di esperienza e dimmi come migliorare il mio sito web” e altre bla, bla, bla di questo tipo che a settembre dell’anno scorso erano già Paleolitico.

Un prompt, va detto, che ChatGPT nella versione 4o genera autonomamente, e meglio, quando capisce il contesto dell’utente.

SAM ALTMAN NON HA BISOGNO DI DIRE LE COSE CHIARAMENTE

Sam Altman, CEO di OpenAI, ha smesso da tempo di parlare di prompt engineering come competenza strategica.

Nelle ultime dieci interviste pubbliche, quelle di Lex Fridman, quelle al Forum economico mondiale, quelle al MIT, parla di agenti. Sempre. Solo di agenti.

Sistemi che operano nel mondo per conto degli utenti, che prenotano viaggi, conducono ricerche, gestiscono codice, negoziano contratti.

Demis Hassabis di DeepMind, in un’intervista a Nature, ha detto una cosa che meriterebbe di essere stampata su ogni landing page di ogni corso di prompting: “Il futuro non è l’AI come strumento. È l’AI come agente con obiettivi.”

Strumento vs agente. La differenza non è una sfumatura linguistica, ma la differenza tra un martello e un carpentiere.

Un martello si usa. A un carpentiere si danno obiettivi.

Imparare a usare il martello nel momento in cui arriva il carpentiere autonomo non è una strategia. È un hobby da domenica mattina in garage.

IL MODULO 4 E IL PROBLEMA DEI PIANETI

Ho acquistato tre corsi. Uno italiano, due americani. Costo totale: 987 euro.

Il corso italiano, al modulo 4, propone questo esercizio pratico: “Chiedi a ChatGPT di elencarti i pianeti del sistema solare in ordine di distanza dal Sole. Poi chiedi di aggiungere una curiosità per ciascuno. Osserva come la struttura del prompt influenza la qualità della risposta.”

I pianeti del sistema solare non cambiano in base alla struttura del prompt. Sono quelli da sempre. La risposta è identica con qualsiasi formulazione.

Il secondo corso americano, 4.7 stelle su Udemy, insegna a usare i “delimitatori” nel prompt. Triple virgolette, parentesi quadre, trattini. Come se ChatGPT fosse un modulo HTML degli anni Novanta che non elabora testo non formattato.

GPT-4o, nella versione attuale, capisce il contesto senza delimitatori. Li aveva capiti anche nelle versioni precedenti. Il concetto di “delimitatori come competenza” è diventato obsoleto prima ancora che il corso fosse registrato.

Il terzo corso, il più costoso, promette nel titolo: “Diventa un Prompt Engineer Certificato – La Carriera del Futuro.”

Nel 2024, una ricerca di LinkedIn Economic Graph ha mostrato che le offerte di lavoro con il titolo “Prompt Engineer” sono diminuite del 38% rispetto al picco del 2023. Ma il corso, recentissimo, non lo menziona.

BOSTON DYNAMICS E LA DOMANDA CHE NESSUNO FA

Boston Dynamics ha mostrato Atlas, il robot umanoide, mentre eseguiva autonomamente una sequenza di compiti in un magazzino: identificare oggetti danneggiati, decidere cosa riparare, fare riparazioni elementari, ricominciare il ciclo.

Nessuna voce umana. Nessun prompt. Nessun operatore con un joystick. Faceva tutto da sé.

Tesla Optimus, nella demo di ottobre 2024, ha eseguito una calibrazione autonoma del proprio sistema di visione. Il robot ha rilevato un errore nel proprio schema di movimento, ha calcolato la correzione, l’ha applicata e ha ottimizzato sé stesso.

In un magazzino gestito da sistemi come questi, chi scrive i prompt? E soprattutto: a chi li scrive?

L’ECONOMIA DELLA PAURA RITARDATA

Esiste un modello di business preciso dietro l’industria dei corsi AI che non è la formazione, ma la gestione della paura con ritardo programmato.

Funziona così: si prende un’ansia reale – “non so usare l’AI, rimarrò indietro” – e la si trasforma in un problema tecnico risolvibile. Acquisti il corso, impari le tecniche, la paura si placa. Per qualche settimana. Poi arriva una nuova versione del modello, le tecniche cambiano, la paura torna. Nuovo corso.

È il modello economico delle riviste di dieta. L’obiettivo non è che tu dimagrisca. È che tu continui a comprare riviste.

La differenza con le riviste di dieta è che almeno quelle vendono informazioni stabili nel tempo, perché le calorie del riso non cambiano tra un’edizione e l’altra.

Invece, i corsi di prompting vendono competenze che hanno la durata di una stagione. OpenAI aggiorna GPT-4 ogni pochi mesi e ogni aggiornamento rende obsoleta una parte delle tecniche insegnate.

Questo non è un difetto del mercato, ma è l’intero prodotto.

E questa perdita di soldi e di tempo la si vede anche nelle Agenzie per il Lavoro, che propongono spesso corsi sulle AI affidandosi a società del settore che propinano corsi sui prompt, sulle strategie, su come interfacciarsi con le varie AI e come inserirle nella propria routine, ma senza avere nessuna visione reale di ciò che stanno vendendo.

COSA RESTA, ALLORA

Una cosa resta. Non cambia con le versioni dei modelli, non viene automatizzata dagli agenti, non è replicabile da nessuna architettura transformer per quanto sofisticata.

Sapere cosa vuoi. Davvero.

Gli agenti autonomi sono straordinariamente efficaci nell’eseguire obiettivi chiari.

Sono inutili, anzi, pericolosi, di fronte a obiettivi vaghi, contraddittori, non esplicitati.

Un sistema come AutoGPT a cui dici “migliora la mia azienda” ottimizzerà qualcosa, ma non necessariamente quello che intendevi.

La competenza che ha futuro non è saper scrivere prompt e nemmeno sarà come integrare le varie intelligenze nel tuo flusso di lavoro.  

Il futuro sarà saper definire obiettivi con la precisione di un chirurgo e la visione di un architetto. Saper leggere gli output come specchi delle proprie domande. Saper gestire un ecosistema di intelligenze come si gestisce un team di persone, capendo chi sa fare cosa, dove si sbaglia, quando si deve intervenire.

Questo non si impara in sei settimane su Udemy a 299,99 euro e nemmeno in 3 mesi con masterclass di “esperti di AI”, ma con percorsi strutturati e un Metodo di crescita costante, continua e che abbia una visione capace di mettere al centro la persona.

Perché chi punta sull’AI, delegherà all’AI ogni aspetto della propria vita, imparando a usare il martello anziché a guidare il carpentiere.

Il Commodore 64 è in vetrina.

Costa ancora quello che costava quando qualcuno pensava che imparare il BASIC fosse prepararsi al futuro del lavoro.

La differenza è che allora internet non esisteva e nessuno poteva sapere cosa stava per arrivare.

Oggi i paper sono pubblici. Le demo di Boston Dynamics sono su YouTube. Le dichiarazioni di Altman sono indicizzate e disponibili in tre secondi.

Chi compra il corso di prompting e chi attiva masterclass sulle AI nel 2026 non è una vittima dell’incertezza tecnologica, ma una vittima della propria preferenza per le risposte confortanti sulle domande scomode.

E una vittima non scrive il futuro. Scappa dalla paura.

Per scrivere il futuro, non serve farsi guidare dalla paura, ma saper leggere dove va il mondo e fidarsi di chi ha una storia di successo alle spalle.

Io non vendo corsi per imparare a usare le AI perché ciò che impareresti sarebbe già inutile il giorno in cui ti consegnerei il diploma, perciò, se cerchi quello, là fuori è pieno di corsi sul tema.

Se, invece, cerchi un Metodo che garantisca a te e/o agli utenti della tua Agenzia per il Lavoro un percorso per navigare le AI nel futuro, qui sotto trovi i miei contatti.

Dott. Pasquale Di Matteo, Comunicazionista, executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei. Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership.
Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale, attraverso storia, arte, geopolitica e comunicazione. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese Reijinsha e Vicedirettore del Magazine Tamago-Zine.

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Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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